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28/05/2009 - Passato, presente e futuro biancorosso. Ecco riassunti gli argomenti toccati con il collega de ‘Il Corriere dello Sport-Stadio’ Fiorenzo Dosso. E con quale diffidente veemenza ha saputo portare avanti i suoi pensieri su una stagione definita “fallimentare” per mancanza di altri aggettivi adeguati. Dosso si presenta come “un relativamente vecchio brontolone” che vede per la prima volta il Monza al Sada nel 1970 mano nella mano di papà. “Da adolescente disilluso” dice di aver vissuto l’epopea del Grande Monza di Cappelletti: “quello di Terraneo, Vincenzi, Gamba…, quello che per 4 anni sfiora la serie A, che gioca un calcio da favola”. Piange quando i suoi (e nostri) eroi perdono 2-1 a Modena e falliscono il salto doppio dalla C alla B alla A. E ripiange quando davanti ad un televisore in un albergo di Miramare, il Pescara nello spareggio di Bologna frantuma i suoi (e nostri) sogni. E’ un giovane universitario, quando nel 1987 mister Frosio gli concede la sua prima intervista per ‘Il Settimanale Nuovo’. E dal 1990 diventa corrispondente da Monza de ‘Il Corriere dello Sport-Stadio’.
Che ne pensi di questa stagione biancorossa (da Marcolin a Sonzogni, con un “progetto giovani” miseramente fallito...)? Chi ha più colpe e secondo te perché sono stati fatti così tanti errori? Chi ti senti di salvare in questa stagione disastrosa? “Io penso che - in tutti i campi ed in tutti i settori - le responsabilità maggiori siano di chi ha il potere (o il grado o l´autorità) maggiore. Ad esempio: se vanno male le cose in uno stato la colpa è della classe politica, se vanno male le cose in un ufficio le colpe maggiori sono del capoufficio, se vanno male le cose in una famiglia le colpe sono dei genitori, quindi se la stagione è stata fallimentare (non trovo altri aggettivi) la colpa è solo ed esclusivamente della società: che ha allestito una squadra non all´altezza, che ha sbandierato progetti riposti frettolosamente nel cassetto alle prime difficoltà, che non ha fatto lavorare bene né i giocatori, né lo staff tecnico. Marcolin - come tutti i tecnici giovani - aveva entusiasmo e qualche licenza tattica un po´ troppo poetica, ma non è stato aiutato dalla dirigenza che lo ha fatto fuori alla prima sconfitta casalinga. Sonzogni, che personalmente reputo ‘un grande´, ha pragmaticamente lavorato con il suo stile asciutto su e con una squadra non sua e per giunta moralmente fiaccata dai mancati stipendi. I giocatori? Ce ne sono alcuni che stimo umanamente e calcisticamente (Iacopino in primis) e altri che sono stato l´unico a criticare in tempi non sospetti (esempio? Savoldi, quando lo annunciarono io scrissi che era un ´ex´, mentre la stampa monzese - ho la buona/cattiva abitudine di conservare articoli a iosa - salutava l´ingaggio di un ´bomber da Serie A´) ma secondo me sono i meno colpevoli. Anche quelli più brocchi. Sono ragazzi con famiglia e stare mesi senza stipendio (e non parliamo di stipendi super!) non aiuta a fare il proprio lavoro nel modo migliore. Anche solo a livello inconscio. Chi ha un minimo di esperienza e buon senso questa cosa la sa”.
Da chi ripartiresti (sia in panca, sia a livello dirigenziale, sia in campo)? Ma prima di tutto: riesci ancora a sognare un futuro biancorosso? “Io da anni non sogno più. E, attenzione, il mio è un pessimismo della ragione, per usare un linguaggio filosofico. Ma come capperi si fa a sognare un futuro per una squadra che ha 200 paganti di media? Meglio non sognare ed essere realisti che far sognare ed illudere. Gli ultimi 4 presidenti (Fazzolari, Belcolle/D´Evant, Atzeni e Begnini) hanno avuto una cosa in comune. Una cosa che - ogni volta che ci ripenso mi fa vomitare - avrebbe dovuto far incazzare tanti colleghi (non parlo dei tifosi), che invece ad ogni cambio di gestione salutano il nuovo arrivato come il Messia. Loro (i presidenti) sono arrivati, qualcuno gli ha messo la sciarpa biancorossa al collo e loro giù a sproloquiare (‘porteremo il Monza dove non è mai stato’, ‘la B in 5 anni’, ecc…). Poi la loro frase comune è invece sempre diventata la seguente: ‘A Monza non c´è pubblico!’. Bene, bravi, bis. Tanto per restare in tema Begnini: ma prima non lo sapeva? Qualcuno del suo staff gli aveva per caso detto che al Brianteo c´era più gente che al Bernabeu?".
Cosa ti aspetti dalla fantomatica cordata? "Io dalla (o dalle) fantomatiche cordate non mi aspetto nulla. Auspicherei solo ed unicamente buon senso. Sarebbe già tanto. Sono quasi certo, ad esempio, che nel caso arrivasse Seedorf dovremo abituarci a tanti giovani stranieri tutti da sperimentare. Saperlo prima, potrebbe addolcire la pillola”.
Un tuo commento sui cinque anni di gestione Begnini. “Begnini sul campo non ha vinto nulla: ha preso sempre e solo giocatori svincolati. Io non mi sarei potuto certo aspettare che il Monza entrasse in contatto per un giocatore con la Juventus o il Milan, ma in 5 anni di Begnini il Monza non ha mai intavolato trattative nemmeno con il Pizzighettone (con tutto il rispetto per questa squadra). Sempre e solo svincolati: ma si può? Interessi personali (legittimi, per carità) in fase di acquisto, promesse mai mantenute (la B in 5 anni ancora mi fa ridere), gestione oculata (giusta, per carità) ma con sprechi clamorosi (che dire di Ferrari e Savoldi?) e scelte tecniche minimaliste (Trainini il primo anno!). E poi il mercoledì prima della gara di ritorno a Pisa io scrissi una lettera a Monza-News e SportMonza. In quella lettera annunciavo - prima - quello che sarebbe successo dopo. Begnini avrebbe potuto (e dovuto!) sfruttare lo scritto per dire in Lega: ´Tutelateci perché la stampa lancia preventivi segnali di allarme sia dal punto di vista ambientale che da quello sportivo!´. invece niente (non sarà mica stato impegnato a recuperare i cappellini che aveva demagogicamente e pateticamente lanciato verso la curva la domenica prima?). Salvo piangere poi. Sapete chi, prima ride e se ne sbatte e piange solo dopo? I coccodrilli e a me i coccodrilli non piacciono. Non mi sono mai piaciuti”.
Da cosa nasce tutto questo tuo pessimismo e perché? Ricordo un tuo intervento su Monza-News di qualche mese fa riguardo l´attacco alla stampa monzese, scrivevi: "Personalmente è da almeno tre anni che trovo tutto ridicolo, che ho perso entusiasmo”. Come mai questi sentimenti negativi? “Ti ripeto che sono demotivato da anni. Seguo il Monza come tifoso dal 1970 e come giornalista dal 1987. Ho vissuto varie fasi, belle e brutte, promozioni magari inaspettate e retrocessioni dolorose, e negli anni ho acquisito uno spirito critico che mi porta sempre a valutare le cose a 360 gradi e non solo in modo parziale come fanno i semplici tifosi (e – secondo me troppo spesso – anche i giornalisti/tifosi). Gli esempi, soprattutto negli ultimi anni, non mancano. A vari livelli. Giambelli – con la sua gestione a metà tra il paternalistico ed il minimalistico – aveva garantito comunque dignità (il che non vuol dire ‘zero errori’ anzi…). Ribadisco: dignità. Poi (e questa colpa la addebito a Giambelli che ‘doveva’ lasciare in mani migliori) il diluvio universale. Personaggi che ti raccomando: da Fazzolari (soprattutto il d.g. Fiore!) a Belcolle/D’Evant, poi Atzeni, poi Begnini salutato come lo pseudo-salvatore. Ogni volta sempre peggio. E come ho reagito io? Per esempio così: fino al 1999-2000 il sottoscritto tutti i sabati era a Monzello per vivere la vigilia della gara. Ad un certo punto ho detto ‘stop’: meglio dedicarsi alla corsa nel parco o ai miei canarini che buttare tempo per incrociare squallidi figuri (e, attenzione, non mi riferisco alla parte tecnica). Altro esempio: per quindici anni il sottoscritto si è fatto su e giù per l’Italia (a mie spese !) al seguito dei colori belli. Ad un certo punto ho detto ‘stop’: meglio dedicarsi agli affetti, alla famiglia ed agli amici che sentire sempre la stessa solfa: colpa dell’arbitro in primis, colpa dei giocatori, dell’allenatore, del caldo, del freddo, del campo…, ma naturalmente mai colpa delle varie società che hanno allestito via via squadre non adeguate. E che quando hanno allestito squadre adeguate non sono state in grado o di far fare il saltino di qualità (anno del play-off perso con il Pisa: si doveva vincerlo quel maledetto campionato, ma quando il povero sottoscritto diceva ‘ragazzi, a noi manca il portiere. Carrara può essere solo un buon secondo!’, ricordo ancora i nomi di coloro – colleghi e tifosi – che mi davano contro. Fino alla gara di campionato di Pisa dove con un citofono al posto del portiere avremmo vinto 1-2). Ecco, se posso permettermi: io non reggo, proprio non ce la faccio, la mancanza di capacità critica della nostra categoria. Va bene essere di parte, ma ci sono modi e modi: Carrara fa un paio di belle parate nella partita X e subito diventa una via di mezzo tra Jascin, Zoff, Zenga e Tacconi. Barjie fa un paio di sgroppate decenti sulla fascia (poi però manda i cross alla Fiera di Monza) ed ecco il nuovo Cabrini o il vice Maldini. Menassi ferma pericolose azioni avversarie? Beh, lui è la reincarnazione di Furino o il replicante di Gattuso: è sicura la stampa monzese di far del bene ai ragazzi in questo modo? Anni fa un collega (non faccio il nome ma è uno di coloro che vanno per la maggiore nella tribuna stampa monzese) scrisse testualmente: ‘Trainini tra non molto allenerà in serie A’. E a febbraio 2009 è stato esonerato da una società di Seconda Categoria del bresciano. Un altro collega scrisse che Zizi Roberts sarebbe diventato il centravanti titolare del Milan. E mi fermo qui. Chiudo con una speranza: negli ultimi tempi mi sta facendo immenso piacere la vostra critica costruttiva ma ferma. Io ho sempre consultato il vostro sito e confesso che inizialmente mi era sembrato un po’ troppo filo-societario (mi faceva ridere da una parte, ma incazzare dall’altra la mitica definizione di Margheriti – del quale dal punto di vista fisico sono sempre stato più in forma io con i miei 80 kg – come ‘Maradona della Maremma’) e invece nell’ultimo anno e mezzo ho molto apprezzato – e sempre condiviso – le vostre prese di posizione. Perché il vero giornalista non è colui che scondizola dietro il potere ma colui che indaga, analizza, spiega, critica, motiva, argomenta”.
Qual è il tuo più grosso rimpianto? “Rimpiango moltissimo le trasferte con il grande Mario Bonati, caporedattore dello Sport de ‘Il Cittadino’: quindici anni in lungo e in largo per lo Stivale. Qualche volta con altri, ma il più solo noi. Mario, un polemista che era fantastico leggere. Uno con il quale si poteva essere o meno d’accordo ma che – come si dice – faceva opinione. Un Giornalista (con la G maiuscola). Avrei pagato di tasca mia per leggere Mario in questi ultimi anni. Invece problemi di salute (ora per fortuna superati) e meschinità umana non l’hanno consentito. Io vivo di nostalgia e forse non è giusto. Il Monza sta morendo di noia ed indifferenza. E senz’altro anche questo non è giusto”.
Chiudiamo con una carrellata di ricordi della tua lunga carriera. “Il mio primo anno da addetto ai lavori culmina con la promozione dalla C (con Frosio in panca, Saini a dirigere, Stroppa a deliziare, Casiraghi a timbrare…): in quel periodo tutti i lunedì su ‘Radio SuperAntenna’ io e il capitano conduciamo una trasmissione di mezz’ora con telefonate dei tifosi e argomenti vari. Ma le prime delusioni non tardano ad arrivare: la salvezza dell’anno successivo (con 12 gare di imbattibilità nella parte finale) lascerebbe presupporre orizzonti di gloria ma Giambelli vende il vendibile e si torna in C dopo lo spareggio di Pescara con il Messina. Seguono alti e bassi: la promozione con Trainini che non può esaltare, perché Robbiati nasconde da par suo una cifra tecnica molto povera (ma in tanti si esaltano, salgono sul carro del vincitore e sbrodolano leccate insopportabili). Un’altra salvezza, un´altra retrocessione. Il Monza povero, ma bellissimo di Simone Boldini (l’ultimo di cui mi sono davvero innamorato): grande persona e tecnico che meriterebbe ben altri palcoscenici. Il Monza delle barzellette di Rumignani (il sabato a Monzello era meglio che ‘Zelig’, ‘Colorado cafè’ e ‘il Bagaglino’ messi insieme) e quella migliore sarebbe la mancata promozione. Giambelli se ne avvide in tempo (anche perché la squadra fece appositamente harakiri interno con il modesto Montevarchi) chiamò Radice e per tre mesi ‘Gigi il grande’ mi riempì di entusiasmo: fu di nuovo serie B. Ma i sogni finiscono: arriva il Milan, Radice a Reggio Calabria (Reggina-Monza 1-0) insegna a tutti cosa sia la dignità. Giambelli, pardon, il Milan lo caccia. Bolchi fa ridere senza raccontare le barzellette, Frosio ci salva, ma – almeno per me – i sogni e le illusioni svaniscono. Il resto sono tragicomiche (dal mago Jerry al prode Priamo)”.
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